Il dovere della memoria. Dal secolo breve alla guerra in Ucraina

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Non “diritto” a una memoria magari eterodiretta e accortamente selezionata, bensì rigoroso “dovere” di una memoria a tutto campo, anche quand’è faticosa, soprattutto quando è scomoda. Una memoria che costi cara a chi la difende. Una memoria che vada al di là dell’ambigua computisteria funebre, al di là del ricatto polemico. Una memoria che sia dolorosa e redentrice per tutti. Prendiamo ad esempio la doccia scozzese degli ultimi anni. Fino a qualche anno fa, d’altro non si parlava se non di terrorismo fondamentalista musulmano. Poi qualcuno dev’essersi accorto che i capi e i finanziatori dei terroristi erano “amici”, partners finanziari, ottimi esportatori di petrolio ed eccellenti importatori di quelle armi che escono senza posa dalle uniche fabbriche industriali che l’Occidente riesca ancora a far andare a pieno ritmo. Quindi, mettiamo la sordina all’antislamismo indiscriminato e parliamo d’altro. Ma la Provvidenza, o il Caso, o il Destino ci ha messo del suo, da tre anni a questa parte. Chiodo scaccia chiodo. Prima il Covid-19, che ha fatto misteriosamente scomparire l’Islam fondamentalista dalle prime pagine dei giornali, dai teleschermi, dalla memoria collettiva; quindi la guerra russo-americana in Ucraina, che ha cacciato l’epidemia. Ci sono però realtà che si ostinano a restare sullo sfondo o nel sottosuolo. Massacri e infamie che restano avvolti e coperti dal silenzio, nel nostro beato Occidente così sollecito nel difendere le cause democratiche.

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Il dovere della memoria. Siamo d’accordo tutti, no? Altrimenti perché mai ogni anno dovremmo mandare i nostri studenti medi a visitare Auschwitz, invece che accompagnarli agli scavi di Pompei o alla villa di Caprarola? Li mandiamo a vedere cose che debbono ricordare, affinché non avvengano più. O almeno proviamo a far qualcosa in quel senso. Solo che nella storia non è accaduto solo Auschwitz. E com’è allora che certe cose vanno ricordate tutti i giorni mentre certe altre andrebbero dimenticate o richiamate sì, ma solo col contagocce e scusandoci prima di farlo? Razzismo e colonialismo sono state delle vergogne. Ma solo quando le hanno fatte quelli che poi hanno perduto qualche guerra? La vittoria assolve i vincitori? Le requisizioni annonarie in Bengala durante la seconda guerra mondiale, volute da Winston Churchill per sostenere lo sforzo bellico del popolo britannico, hanno fatto circa 4 milioni di morti, i 2/3 della cifra che di solito si ripete per la Shoah: ma se questa la ricordiamo ogni giorno, com’è che quelli non dovremmo nemmeno nominarli?

Autore

FRANCO CARDINI

Dimensioni

12×18

Formato

Cartaceo

ISBN

979-12-80920-16-4

Lingua

Italiano

Lunghezza

200 pagine

Editore

La Vela

Franco Cardini

Franco Cardini è professore emerito di storia medievale presso l’Istituto di Scienze umane e sociali di Firenze (Scuola Normale Superiore, Pisa). Ha insegnato in varie università in Europa e all’estero e collabora con alcune testate giornalistiche e varie emittenti televisive. Si occupa soprattutto di storia delle crociate, pellegrinaggi, rapporti fra mondo europeo e civiltà musulmana, storia militare e religiosa, magia e scienze occulte.

Edizioni La Vela