Per tentare di smentire le false informazioni dei media mainstream italiani, non mi è bastato scrivere una cinquantina tra articoli e racconti, telefonare alle redazioni e parlare con loro. Mi sono scontrato con un muro di gomma. Spesso mi hanno censurato e bloccato dall’intervenire o commentare. Dovevo restare ad ascoltare in silenzio il loro racconto sul mio Paese. Ho capito, allora, che bisognava trovare un modo diverso di presentare la mia narrativa: più trascinante, coinvolgente, con la creazione di personaggi credibili capaci di incuriosire anche il lettore più distratto, che ignora persino la collocazione geografica dell’Eritrea. Perché le informazioni vere, esposte in maniera cinematografica, sono più scorrevoli e avvincenti. Se avrò raggiunto questo obiettivo, saranno i lettori a deciderlo.
Per raccontare tutte le nostre tragedie non basterà un secolo: il nostro impegno dovrà comprendere anche la raccolta e l’archiviazione delle testimonianze degli anziani, perché sono loro i nostri libri viventi, quindi la nostra memoria. Perché un popolo senza memoria è un popolo perso, senza futuro.














