Un tempo la politica. Meditazioni partecipi di un comunista inquieto

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Ciò che anima questo saggio si situa all’incrocio tra due crisi: quella, profondissima, del pensiero dialettico marxista e quella, altrettanto profonda, della pratica politica militante. La sinistra, pur nella varietà delle sue correnti interne, ha mantenuta “calda” per due secoli un’esigenza critica e trasformativa della “struttura” della società in vista di una generale emancipazione del genere umano. Questa esigenza non sembra riflettersi più nella prassi dei partiti che a quella tradizione si richiamano. Tale prassi, infatti, appare schiacciata sui vincoli di funzionamento dell’enorme “macchina” economica capitalistica che ha serrato l’esistente in un sistema mondiale di cui l’uomo non sembra possedere più la manovra. Siamo di fronte a una “delusione storica”. Oggi la sinistra pare non esistere più e, quel che è peggio, pare non possa esistere più, nel senso che sono venute meno le condizioni materiali della sua ricomposizione politica, pur permanendo la struttura di dominio della società. Da quarant’anni a questa parte, la legittimità dei “dominanti” è ritornata ad essere un fatto naturale fuori da ogni messa in questione. Non mancano coloro che vogliono cambiare (non mancheranno mai), ma le loro volontà sono disperse, frammentate, non comunicanti, troppo dedicate a parzialità, fossero pure parzialità di enorme rilevanza come la difesa dell’ambiente, i diritti umani, la pace. Esse non ambiscono a modificare la “struttura” sociale. In termini dialettici, è tramontata l’idea di quello che un tempo chiamavamo “disegno complessivo”, cioè l’idea di “totalità” sociale, ormai equiparata a quella di “totalitarismo”.

Una delle cose che più mi mancano dei decenni trascorsi e sepolti è il gusto della complessità, quell’intrecciarsi dei “saperi” che costituiva un momento importante della definizione di una strategia politica. C’erano i grandi partiti di massa, c’erano i “centri studi”, le riviste culturali, le terze pagine dei giornali, c’era uno scambio di “base” tra intellettuali ed esperienza politica, militanti. Tutta una rete di relazioni che è stata in gran parte sostituita da Internet con effetti disaggreganti. Oggi che la figura dell’intellettuale militante (più o meno organico) è stata messa in soffitta, “esperti” popolano i talk show televisivi o sono convocati, in emergenza, per giustificare decisioni politiche già prese. Non sappiamo a nome di chi parlano. Non esplicitano le loro posizioni politiche. Altrimenti non sarebbero “esperti”. E già questa è una falsificazione. Appaiono come portavoce di un Potere tecnocratico sovrastante. Ed è forse anche per questo che vengono contestati anche quando hanno ragione. Oppure si limitano allo spazio universitario, sempre più condizionati da programmi di ricerca che il “mercato” seleziona per loro.

Autore

PAOLO COCCHI

Dimensioni

12×18

Formato

Cartaceo

ISBN

979-12-80920-52-2

Lingua

Italiano

Lunghezza

168 pagine

Editore

La Vela

Paolo Cocchi

Paolo Cocchi vive a Barberino di Mugello, dove è nato nel 1958. Dopo aver conseguito la laurea in filosofia morale, ha lavorato nel settore editoriale e pubblicitario. Dal 1990 al 1999 è stato sindaco di Barberino e dall’agosto 2007 all’aprile 2010 assessore alla cultura della Regione Toscana. Oltre a saggi e articoli di argomento filosofico e politico su riviste specializzate, ha pubblicato nel 2000 “Il comune che verrà” (Polistampa), nel 2010 “Diario di un diario” (Sarnus), nel 2013 “La bilancia smarrita” (Pagliai), nel 2019 il romanzo “L’inversione di Spin” (Pagliai).

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